Archivi della politica e dell’impresa del ‘900 veneziano è frutto di un lavoro di rete dagli esiti innovativi: per la prima volta istituzioni e soggetti tra loro eterogenei sono impegnati in un comune sforzo di censimento e tutela di fondi archivistici a rischio di dispersione, a sostegno del lavoro già svolto in questa direzione dall’amministrazione comunale. Il progetto è nato con il coordinamento di Annamaria Pozzan, sostenuto dalla Soprintendenza archivistica per il Veneto, dalla Regione Veneto e dal Comune di Venezia, e ha visto la collaborazione di Fondazione di Venezia, Polymnia Venezia, Ive, Vega, Venis, Cgia di Mestre, Veritas, Autorità Portuale di Venezia, Ente zona industriale. L’attività storica della Fondazione è stata coordinata da Giuseppe Saccà.
Il primo passo del progetto Archivi della Politica e dell’impresa del ‘900 veneziano si è compiuto il 20 dicembre 2010, quando su proposta della Fondazione Gianni Pellicani è stato firmato un protocollo d’intesa che coinvolge società pubbliche e private, che si impegnano ad investire su un articolato progetto archivistico. Si è trattato di un caso unico nel panorama italiano, e per la prima volta a Venezia l’amministrazione pubblica è stata sostenuta nell’opera di conservazione e valorizzazione di fondi archivistici novecenteschi a rischio di dispersione.
I sottoscrittori sono stati: Fondazione Gianni Pellicani, Fondazione di Venezia, Polymnia Venezia S.r.l., Ive S.r.l., Vega S.c.a.r.l.,Venis S.p.a., Cgia di Mestre, Veritas S.p.a. Autorità Portuale di Venezia.
I sottoscrittori hanno dato vita ad un Comitato degli aderenti, coordinato dalla Fondazione Pellicani, con il compito di gestire le attività, coadiuvato da un Comitato scientifico.
Ha preceduto questo accordo la sottoscrizione, tra Fondazione Pellicani e Amministrazione Comunale, di un protocollo nel quale il Comune si impegna alla conservazione dei fondi recuperati presso l’Archivio comunale in Rione Pertini, e la Fondazione a gestire il riordino e i progetti di valorizzazione del materiale raccolto. Grazie a questo protocollo, sostenuto anche dalla Soprintendenza archivistica per il Veneto, sono stati versati i diversi fondi nella sede dell’Archivio.
Grazie al materiale raccolto, rapidamente è stata resa disponibile una nutrita documentazione su alcuni snodi politici nella vita politica veneziana, che si integra perfettamente con il materiale conservato nell’archivio storico e di deposito del Comune di Venezia. Basti pensare ai dibattiti sull’applicazione della I legge speciale (171/73) e alle successive modifiche legislative; alla querelle politica legata all’assegnazione a Venezia dell’Expo del 2000, all’indagine della Corte dei Conti a seguito del concerto dei Pink Floyd (1989) di cui un’inedita documentazione è conservata nel fondo Antonio Casellati. Un materiale di indubbio interesse, correlato alla vita del PCI negli anni settanta e ottanta, è il fondo Gianni Pellicani; vi sono inoltre documenti relativi alla transizione dal PCI al PDS. Per la storia politica e amministrativa veneziana si segnala un corposo carteggio tra alcuni dei protagonisti della scena cittadina grazie ai documenti afferenti al fondo Mario Rigo. Altresì è conservato materiale riguardante la nascita di Forza Italia a Venezia grazie a documenti appartenuti ad alcuni militanti. Per quanto riguarda Porto Marghera sono conservati elaborati tecnici in copia su carta (eliocopie, fotocopie), fascicoli di pratiche edilizie (concessioni, autorizzazioni, condoni, accatastamenti, ecc.), disegni e documentazione varia, tutto materiale che si riferisce sia all’area Complessi- Ceneri della zona Nord, che a quella Azotati e Ausidet della zona Ovest. Quindi una documentazione utile per approfondire alcuni passaggi della storia economica dell’area industriale e portuale veneziana al quale si affiancano centinaia di microfilm su un’area vasta della I zona industriale.
Con l’intento di organizzare le raccolte secondo gli standard conservativi internazionali e con uno spiccato orientamento alla valorizzazione, il progetto si è dotato di un comitato scientifico a supporto dell’organo d’indirizzo (Comitato degli aderenti).
L’accordo puntava anche a valorizzare il policentrismo della conservazione che caratterizza la città di Venezia: una rete, aperta all’ingresso di altri soggetti, volta a costruire una serie di strumenti e politiche comuni, anche nel caso i fondi individuati si fosse ritenuto più opportuno conservarli in luoghi differenti dall’Archivio comunale in Rione Pertini.