Percorsi tematici

Quando Montefibre si fece set per la moda

Nel 1965, sul “Carosello” della RAI si pubblicizzavano gli abiti creati con una nuova fibra: il lacril. L’innovativa fibra sintetica veniva prodotta negli stabilimenti Montefibre di Porto Marghera. L’azienda era nata come Acsa nel 1957, fondata dalla Edison proprio per la produzione di quella particolare fibra acrilica. Poi confluita nella Châtillon, divenne infine Montefibre.
Il lacril conobbe nel tempo notevole fortuna industriale, e fu inizialmente utilizzata anche per capi di alta fascia. Ma era da far conoscere al pubblico, perché completamente nuova sul mercato. Ecco allora spiegati i Caroselli con Maria Giovanna Elmi, ed ecco spiegato anche il set fotografico che, nel 1965, venne allestito in azienda a Marghera, con elegantissime modelle e gli operai coinvolti nel ruolo di comparse. C’era da far capire ai consumatori italiani che “sintetico è bello”.
Le foto che seguono sono tratte dal Sub fondo fotografico ACSA, parte del fondo archivistico Montefibre.

Ilva: progetti e disegni

L’archivio dell’Ilva di Porto Marghera è stato acquisito dal progetto “Archivi della Politica e dell’Impresa” nel 2013. Una ricca documentazione che parte dalla metà degli anni Venti e termina negli anni Sessanta. Si tratta di circa 3.000 disegni e circa 80 buste contenenti materiale fotografico e pratiche di committenza dei progetti realizzati. Prima della guerra la produzione dell’acciaieria a tre forni elettrici raggiungeva 1.500 T/mese e impiegava 1600 unità, ridotte dopo il conflitto, quando lo stabilimento fu gravemente colpito dai bombardamenti. La crescita riprese nel dopoguerra, tanto da fare dell’Ilva l’industria di Porto Marghera con il maggior numero di addetti (1.700 operai). Attraverso la rilevazione delle comittenze e dei manufatti è possibile seguire le mire espansionistiche del regime fascista, così come le politiche di sviluppo (nell’intreccio tra capitali privati e intervento statale) dei decenni successivi. Tutti elementi che testimoniano l’importanza dell’Ilva di Marghera nel sistema produttivo nazionale e internazionale.

Bombe sulla Vetrocoke

Porto Marghera, area industriale strategica, fu pesantemente bombardata dagli Alleati durante la Seconda Guerra Mondiale, specialmente nel 1944. I bombardamenti miravano a obiettivi militari come depositi di petrolio , raffinerie, stabilimenti chimici e ferroviari, con conseguenze devastanti anche per la popolazione civile.
I primi raid importanti colpirono la zona industriale a partire dal giugno 1940. La primavera-estate del 1944, in particolare, vide bombardamenti ripetuti e intensi, su un territorio più ampio (secondo la nuova strategia dell’”area bombing”) e con un obiettivo primario sull’area industriale e logistica.
Il 28 marzo 1944 vi fu un attacco particolarmente devastante, che causò quasi 200 vittime civili a Marghera e Mestre, distruggendo anche zone abitate.
Il fondo fotografico Vetrocoke ha una ricca sezione che riporta un accurato riscontro dei danni provocati dai bombardamenti sugli impianti industriali. In questa gallery riportiamo una serie di scatti effettuati nel 1944.

Marghera dall’alto

L’Ente Zona Industriale, sorto nel 1924 come “Associazione tra le industrie di Marghera”, nacque al fine di promuovere lo sviluppo delle industrie di Porto Marghera e di fornire assistenza tecnica sui problemi economici e tecnici riguardanti l’area. Il suo Archivio, ricchissimo, conserva le carte prodotte o raccolte dall’Ente, strutturandosi in molteplici nuclei: statuti e disposizioni legislative, progetti e materiali relativi a piani regolatori dell’area portuale, censimenti delle ditte e degli stabilimenti, pubblicazioni e raccolte di materiali fotografici, persino una “Storia documentata delle industrie di Porto Marghera”.
Tra le raccolte fotografiche, una straordinaria collezione di vedute aeree di Porto Marghera, di cui qui presentiamo solo uno stralcio. Le foto aree partono dagli anni Venti e includono la consistente raccolta di scatti realizzati negli anni ’60 dal fotografo veneziano Luigi Bortoluzzi, conosciuto come “Borlui”.
Si tratta di documenti di grande valore per ricostruire la crescita degli insediamenti, la trasformazione del territorio e l’evoluzione del rapporto, così critico, tra il plesso industriale e l’ecosistema circostante.

    La Fondazione Gianni Pellicani è una fondazione di cultura politica inaugurata nel 2007. Si propone di favorire la crescita culturale, sociale e politica della collettività, nonché di stimolare la formazione del pensiero politico e l’evoluzione delle tecniche di gestione della cosa pubblica.
    Il suo piano di attività si articola in tre ambiti: l’accrescimento e la diffusione della cultura politica, l’analisi delle trasformazioni contemporanee della città di Venezia, lo studio della storia politico-amministrativa del Comune di Venezia a partire dal secondo dopoguerra.