Pietro Coppola – Trascrizione della Videointervista

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D. Mi interessava partire dalla sua formazione, se proviene da una famiglia che si interessava di politica, che orientamento …

R. Io avevo mio padre che era maestro elementare e mi ha indotto ad occuparmi di politica perché lui faceva il sindacalista nel Sinascel e quindi dal sindacato in avanti il passo è stato breve, anche perché la mia formazione …, da un certo punto di vista culturale è stata formata dall’Azione Cattolica. In quei tempi abbiamo avuto il privilegio, noi …, dico quelli della mia età, il privilegio di avere come responsabile dell’Azione Cattolica veneziana personaggi come Vincenzo Gagliardi, che poi è rimasta la nostra guida, oltre che religiosa, anche politica e ci ha insegnato come far politica da laici, doveva essere un servizio. In questo senso noi, la mia generazione, il gruppo che faceva capo a Giorgio Longo e prima ancora ad Alfeo Zanini e Mariano Baldo, è rimasto sempre fedele a questa concezione. Tenendo conto che noi avevamo l’eredità di quel gruppo originario che faceva riferimento a Vladimiro Dorigo, che ha costituito il nocciolo della formazione di una intera classe dirigente degli anni ’70.

D. Lei di che anno è?

R. Sono del ’36.

D. Quindi lei ha cominciato …

R. Abbastanza tardi diciamo, perché sono stato avvicinato alla politica, ho fatto tutto l’excursus politico di un tempo, la sezione …, membro della direzione comunale, per quattro anni era segretario Baldo. Sono stato dirigente organizzativo, ho fatto due campagne elettorali. Una formazione che oggi, guardando lo scempio della politica attuale, mi vien da pensare che, aver rapidamente liquidato i partiti come fossero un ostacolo al processo democratico del paese, è stato uno degli errori della cultura contemporanea. Se lei pensa che da dirigente organizzativo ero impegnato a seguire oltre un centinaio di sezioni del partito, tra Mestre, Venezia e l’estuario, e quindi questo significava che mediamente ogni settimana si mobilitavano attraverso gli esecutivi cento, centocinquanta iscritti. E dopo, quando si preparavano i congressi, era una miriade di persone che si avvicinavano non solo al partito ma anche alle problematiche sociali e del territorio, in modo particolare. Dopo, quando ci si affacciava alla responsabilità amministrativa eravamo certamente preparati, non al punto, per quanto mi riguarda, di competere nel dibattito nel contraddittorio che provenivano da altre culture, perché in allora, io parlo per la DC, ma anche il PCI sfornava una classe dirigente intellettualmente colta e preparata con cui era un piacere potersi confrontare. E io rivendico questo merito alla Democrazia Cristiana, se mi consente, di essere riuscita a tener vivace il confronto e il dibattito senza pregiudiziali. Almeno per quanto mi riguarda, abbiamo sempre privilegiato l’interesse comune, quando era necessario confrontandoci, anche scontrandosi, però su una falsariga che poi è stata premiata, perché il coinvolgimento di tutto l’orbe politico è l’essenza vera della democrazia, nessuno poteva sentirsi escluso dal dibattito, dalle scelte fondamentali del paese. Vorrei dire che per la mia esperienza personale il mio mandato è cominciato nel ’71, dopo una prima crisi della Giunta Longo, crisi si fa per dire, un rimpasto. Ho sostituito al Personale e agli Affari Legali l’avvocato Vianello, Mario, e quella è stata la prima occasione di confronto forte, perché noi avevamo una situazione abbastanza compromessa nei rapporti sindacali. Si trattava di fare il primo riassetto funzionale delle carriere e credo sia stato il primo in tutta Italia, è stato molto proficuo, vantaggioso per il Comune, per i lavoratori, tant’è vero che ho lavorato ricordo nell’ultima fase assieme a Vanni, che ora esercita ancora un ruolo importante a livello di amministrazione, e siamo arrivati alla conclusione. E quella è stata la prima opera. In quel periodo poi sono successe varie cose, la contestazione dei bagnini, forse i primi stagionali part time che si sono ribellati e hanno rivendicato il loro diritto, e non è stata una operazione semplice, perché si trattava di sistemare circa duecento dipendenti. Il problema era che questi avevano ormai una professionalità limitata, come adempimento specifico della spiaggia. Abbiamo pensato di fronteggiare la carenza di personale nei musei e abbiamo inquadrato il problema. Devo dire che anche in questa fase il confronto è stato aspro perché si è manifestato allora, come assessorato ero alle prime armi, quello che si definiva il collateralismo tra sindacato e partiti. E in effetti, senza nulla togliere a nessuno, ma il collateralismo vorrei dire l’ho toccato con mano, il sindacato percorreva una strada non dico tutelato dai partiti o dal partito ma certamente sorretto dai partiti. Poi abbiamo avuto il problema delle imposte di consumo, che sono state assorbite dai Comuni, perché è stato sciolto il Ministero quella volta lì, la riforma e anche quella …, è stato un quinquennio abbastanza faticoso. L’importante è che ha dato frutti, non ho nulla da recriminare, anzi penso anche che l’amministrazione ne sia uscita bene.

D. Volevo chiederle, mi scusi se la faccio tornare indietro col discorso, lei proviene da una famiglia cattolica, molto cattolica, praticante, con dei valori radicati …

R. Praticante, con dei valori radicati, mio padre e mia madre vengono da un paesino della Sicilia, da Castellamare del Golfo, hanno vinto il concorso magistrale tutti e due, si sono sposati nel ’29, hanno avuto quattro figli, le prime due sorelle sono nate a Pellestrina, poi hanno avuto assegnata una casa a Sant’Elena e lì sono nato io. Sono nato e vissuto a Sant’Elena fin che mi sono sposato, nel ’65 sono andato al Lido e dopo ho fatto la mia vita. Però devo dire che la spina dorsale me l’hanno data i miei.

D. Gli insegnanti duranti il Ventennio erano piuttosto politicizzati, il credo fascista doveva passare anche attraverso i banchi di scuola. Suo padre aveva un atteggiamento …

R. Non posso dire di equidistanza, mio padre è partito volontario, è partito per la guerra volontario quando poi si è reso conto di cosa si trattava, una volta tornato mi ha illuminato. A parte il fatto che mia madre l’aveva capito prima perché a Sant’Elena …, adesso mi fa ricordare cose abbastanza …, a Sant’Elena al collegio navale c’erano le SS, e quindi abbiamo assistito ad alcuni rastrellamenti, ad alcuni perquisizioni e ricordo che mia madre, quando c’erano questi eventi, ci faceva rifugiare perché oltretutto qualche partigiano lo aveva conosciuto e lo aveva smistato, perché avevamo avuto un parroco a Sant’Elena, padre Maria Michele Selmo, ricordo ancora il nome, che ne ha salvato, protetto e nascosto parecchi.

D. Allora suo padre è stato un convinto fascista tanto che parte volontario nel ’39 e viene mandato a …

R. Viene mandato a Gallipoli, isola di Sant’Andrea, lui doveva controllare il golfo di Taranto e ha assistito …, è stato testimone di una grossa battaglia navale che lui ricordava. Per anni ha continuato a essere ossessionato da quei ricordi, si svegliava la notte urlando perché mi pare …, Santa Maria di Leuca fu il punto nevralgico dello scontro e loro hanno raccolto i cadaveri carbonizzati non so per quanto tempo. Quello è il ricordo più truce, dopo prigioniero è stato a Civitavecchia ed è tornato e quando è tornato è sempre stato …

D. Quando è tornato? Nel ‘45?

R. A guerra finita.

D. Lei ha vissuto in maniera traumatica gli anni della guerra.

R. Eh sì, abbastanza.

D. Anche con privazioni …

R. Beh, come hanno patito tutti. Noi avevamo la fortuna a Sant’Elena di avere un bel giardino con un fico e mi ricordo tante cene … (Ridacchia) E dopo i bombardamenti. Io frequentavo la scuola in via Garibaldi e mia madre insegnava a San Giuseppe, quando suonava l’allarme scappavo, mi ricordo i mitragliamenti …, tu tu tu tu tun. Mah, insomma questi sono i ricordi che hanno influito certamente nella mia formazione politica e culturale. Ho sempre avuto ben presente le linee di demarcazione tra democrazia, libertà e pace, soprattutto, come fanno ancor oggi a non apprezzare l’equilibrio che deve governare il mondo …, vabben.

D. Dopo lei fa la scuola media superiore …

R. Sì, ho fatto il liceo, poi all’università.

D. A cosa si è iscritto?

R. A Giurisprudenza, mi sono laureato.

D. C’erano le associazioni …

R. La Fuci, sono stato iscritto due anni.

D. Questo non ha influito sulla scelta …Ha influito di più l’Azione Cattolica?

R. Sì, sì, perché l’Azione Cattolica ti preparava, ci facevano dei corsi alle volte, ci ha fatto studiare proprio, è stato un salto di qualità, a cominciare da Don Sturzo …, alcune problematiche venivano fuori tranquillamente. Dopo Maritain …, i testi sacri. I cattolici democratici venivano fuori da lì, dopo di che all’interno del partito si è sviluppato un ulteriore … dialettica, le correnti hanno assunto l’aspetto che tutti conosciamo però in definitiva anche quelle erano una palestra di confronto dialettico e non solo, confronto culturale. La sinistra sociale alla quale io ho appartenuto, Donat Cattin era il mio punto di riferimento, certamente non aveva la logica della sinistra politica che io definisco intellettuale, della sinistra democristiana però … e dopo il blocco doroteo che rappresentava il punto di riferimento più forte. A questo proposito il dibattito nei congressi tra Gagliardi e Ferrari Aggradi potrebbero fare la storia … Mi piacerebbe rileggere quei verbali perché erano congressi non solo affollati, non erano soltanto numericamente potenti ma scuotevano alle radici la preparazione dei giovani. Io ho pianto una volta durante un congresso perché non è stato raggiunto l’accordo e …

D. La viveva intensamente anche a livello emozionale.

R. Esatto.

D. Ma come aveva conosciuto Gagliardi? Come era passato dall’Azione Cattolica alla militanza dentro la Democrazia Cristiana?

R. Questo l’ho trovato lì, a dir la verità io l’ho seguito come dirigente dell’Azione Cattolica, dopo io la politica l’ho lasciata, non la seguivo proprio …

D. Perché doveva laurearsi?

R. Sì, poi avevo altre passioni, io ho fatto atletica leggera, ho fatto del calcio, posso dire di aver avuto una giovinezza completa. Penso di aver avuto esperienze di vita fondamentali, perché anche il calcio oggi viene vissuto, viene visto a livello dei miliardari ma ai tempi miei frequentavo il liceo al Lido e avevo compagni di scuola che avevano la cameriera, quando andavo a casa loro, però avevo compagni di gioco che mi invitavano a casa e avevano la “sardea”, hai capito! Questo è esperienza di vita, conoscere la gente nei loro ambiti è importante per farsi un’idea perché si fa presto a dire il pluralismo, per capirlo bisogna viverlo! Io la penso così.

D. Il discorso che faceva prima sull’Azione Cattolica, mi par di capire che la formazione all’interno dell’Azione Cattolica era una formazione per una  classe politica?

R. No, non voglio essere frainteso, era una formazione che ti portava a un certo livello di maturazione morale e anche, se mi consente, religiosa che giocoforza dopo ti proiettava nel sociale. Quando ti proietti verso il volontariato e lo fai con consapevolezza, non è uguale il volontariato fatto dall’ateo, che pure è valido, al volontariato che è fatto …, è un altro motivo ispiratore! Sono tutte e due validi, socialmente utili, condivisibili, però quello ispirato dalla fede cattolica e che è permeato sull’amore verso Dio è una cosa ben diversa. Questo ha consentito, per quanto mi riguarda, di costituire un terreno fertile e chi ha buttato un seme è stato il mio amico Gigi Domestici quella volta per affacciarmi alla politica. Ho fatto tutto l’iter, mi ha fatto iscrivere, al congresso sono stato nominato segretario di sezione, ricordo quella volta i dibattiti sull’agricoltura, Ferrari Aggradi allora era Ministro dell’Agricoltura, facemmo un dibattito immenso sull’agricoltura e quelli sono stati i primi banchi di prova. Dopo hanno valutato positivamente …, e mi chiamò Baldo per partecipare al congresso comunale e da lì è una ascesa modesta, mi rendo conto, però l’ho fatto con …

D. Lei conosce Gagliardi all’interno dell’Azione Cattolica, rimane affascinato da questa figura. Aveva carisma?

R. Certo, era una figura carismatica e dopo ho avuto l’avventura, come dirigente organizzativo, di gestire la sua ultima campagna elettorale che ricordo è stato un finale tra il comico e il tragico, perché doveva chiudere la campagna elettorale, mi faccia grazia, l’anno non lo ricordo quando è stata l’ultima campagna elettorale di Gagliardi …

D. Il ’68.

R. Doveva chiudere la campagna elettorale in campo San Luca alle 17 e mi telefona alle 15, c’era un temporale immenso, “Coppola e in caso di pioggia dove hai la sede alternativa?” E io non ci avevo pensato! E’ venuto fuori un altro temporale! Per fortuna è tornato il sole, chiusa la campagna elettorale bene. Sono ricordi marginali.

D. Che cosa vi divideva dai dorotei?

R. La concezione anzitutto della persona umana, dell’iscritto come tale. La sinistra sociale l’abbiamo sempre intesa come una sinistra che parte dal concreto, dal lavoro, dalla base, dalla comunità intesa in senso lato, ecco un altro aspetto che poteva collegare alla cultura dell’Azione Cattolica, la comunità vissuta in termini più sociali, più aderenti alla realtà che ci circonda. Non si può dire che il mondo operaio fosse un mondo escluso a noi, eravamo compartecipi. E cos’altro? La gestione del potere come tale. Io non ho niente da dire rispetto ai dorotei che ho conosciuto, hanno sempre fatto il loro dovere, certo che dimostravano nei rapporti di partito uno strapotere che proveniva dal voto degli iscritti, questo certamente, però non era sempre condivisibile da parte nostra, negli obiettivi in particolare. Adesso mi faccia grazia, non ricordo perfettamente nell’ambito dell’attività comunale dove ci sono state le differenziazioni, perché io credo che il gruppo della DC, sia quando eravamo …, quell’unica volta che siamo stati maggioranza e il proseguo, si è sempre dimostrato abbastanza compatto e univoco, perché passando da Longo a Rigo con vicesindaco …, c’è stato il passaggio dei socialisti, non è stato un boccone tanto facile politicamente da digerire. I fatti sono questi.

D. Comincia a far politica nel ’63, ’64?

R. … circa. ’65 forse.

D. Tra i dorotei che personalità c’erano?

R. Orcalli e dopo, importato, Ferrari Aggradi. L’anima dei dorotei era Ferrari Aggradi fino all’avvento di Degan, in direzione c’era Falcon. Vorrei dire …, che non era un’altra cosa. Lo scopo e lo spirito era unitario, c’era un modo di comportarsi diverso, anche nell’approccio con gli altri. Penso che il capolavoro di Longo lo abbia ottenuto col voto sui piani particolareggiati, è stato …, aver ottenuto un voto distinto ma unanime sul lavoro fatto è stato il primo capolavoro politico della città, dopo anni di belligeranza. Questo è un esempio a parer mio ma anche per quanto riguarda il personale, devo dire che il personale lo abbiamo condotto fuori … Qualche piccola scaramuccia l’ho fatta, forzare la mano chiudendo il cancello alle otto e mezzo del mattino! Fu uno scandalo …, però era un modo per dire “anche i dipendenti comunali devono seguire una regola …” Ecco, io …

D. Quando avete saputo della morte di Gagliardi …

R. E’ stata una tragedia! Sono rimasto senza parole, veramente. E’ come se avessero spento l’interruttore perché tutto sommato era un grande accentratore, aveva carisma ma certamente un carisma meritato dal consenso che aveva. L’ultimo comitato provinciale a cui avevo assistito, stava maturando un’idea politica di superamento della fase attuale, quella linea di demarcazione nei confronti dei dorotei, l’ultimo intervento che io ricordo, però avrei il bisogno del conforto di qualche altro, in questo caso mi manca Baldo, era il mio punto di riferimento perché mi ha estrapolato lui dalla cerchia, mi ha lanciato lui. L’ultimo intervento che fece Gagliardi a parer mio era di affievolimento della linea di demarcazione “qua semo noialtri, de là ghe xe i dorotei”. Aveva già intuito che stava cambiando qualcosa, anche all’interno del partito e il Padreterno ce l’ha tolto troppo presto! Non so cosa sarebbe avvenuto, quello che posso dire oggi guardando lo scenario politico, prescindendo dai contenuti, ma guardando soprattutto il dibattito uno non trova sostanza! Non mi diverto più, non  posso dire una brutta parola! Guardi, noi abbiamo avuto dei Consigli Comunali enormi! Pellicani da una parte, Longo, Baldo, Pancino, Gianquinto, con cui facevo la strada assieme per tornare al Lido, è stata una esperienza favolosa! La vita del Consigliere Comunale io credo sia superiore a qualsiasi altra esperienza, perché ti mette veramente a contatto con la realtà che tu vivi, che tu conosci, col quotidiano! E’ un’esperienza che se dovessi rinascere rifarei …, con qualche correttivo magari! (Ride)

D. Gagliardi rappresentava per il vostro progetto politico un aggancio nazionale, forse un’ipotesi di movimento più ampio, mancando Gagliardi avete dovuto ripiegare su un progetto a dimensione locale.

R. Mancato Gagliardi abbiamo dovuto praticamente cercare di ricostruire una classe dirigente che prima ruotava intorno al capo carismatico e  lì un ruolo importante lo ha recitato Alfeo Zanini come segretario provinciale per anni, oltre certamente a Baldo, che era segretario comunale e ha avuto una tenacia … Pensi che ha tenuto duro tutti i membri della direzione comunale intorno a sé e ha posto come condizione che nessuno dovesse candidarsi alle amministrative, perché lui voleva vedere la crescita delle persone e le ha lanciate quando lui riteneva o il comitato comunale riteneva fossero pronte per affrontare (Fine lato A. Lato B, cassetta n.1) una esperienza non indifferente. Favaretto Fisca non era elemento di secondo piano.

D. Eravate il gruppo dei giovani?

R. Sì, c’è stato il cambio generazionale, con la Giunta Longo io penso ci sia stato il primo cambio generazionale ma proprio di sana pianta, che è stato un cambio logico, conseguente a una procedura di maturazione che penso abbia dato i suoi frutti.

D. Eravate molto legati tra di voi?

R. Sì, sì, quello che uno dei valori che la politica lascia è quel senso di amicizia che non corrisponde soltanto alla militanza comune, perché anche io tanti amici li ho annoverati, li annovero in altre estrazioni. Cecconi, per esempio, l’ho chiamato come consulente quando ho avuto l’onore di gestire l’aeroporto, mi ha fatto da ufficio stampa, avrei potuto scegliere altri ma invece c’era un rapporto di stima professionale, dove c’è il valore bisogna riconoscerlo. Detto questo …

D. Del vostro gruppo chi c’era? Longo, Vian, lei, Baldo, Alfeo Zanini …

R. Alfeo Zanini era lui che teneva i collegamenti.

D. Giobatta Bianchini?

R. Sì, Gibatta Bianchini.

D. Scaramuzza?

R. Luigino Scaramuzza. Mi fai venire in mente i Consigli di Quartiere adesso, un altro dei punti su cui il dibattito è stato molto acceso sono stati i Consigli di Quartiere, anche lì abbiamo trovato un accordo, adesso non ricordo più il voto come era andato ma mi riferisco al dibattito, ha coinvolto tutto il Comune e hanno dato il loro frutto. Adesso magari saranno in crisi ma … Strada facendo abbiamo trovato altri personaggi, gli incontro a Saint Vincent con Donat Cattin, Forze Nuove, era anche quella una grande palestra dialettica. Ricordo l’ultimo in ordine di tempo fu Franco Marini, che assunse l’eredità di Donat Cattin e a Saint Vincent facevamo tre giorni veramente corroboranti Ogni tanto bisogna ricaricare le batterie perché uno, anche se interpreta la realtà gestirla è un po’ difficile, non ci sia aspetta mai di trovare un’opposizione feroce quando si crede che l’idea sia maturata al punto giusto e trovarsi di fronte un’opposizione che è più preparata di quanto tu lo sia ti fa … Cinque anni di maggioranza e tutto il resto di opposizione non è facile, poi gestire l’opposizione anche se noi l’abbiamo fatta con decoro, abbiamo dato il nostro contributo. Tutto sommato, come le dicevo prima, è stato un periodo della mia vita molto appagante.

D. Quindi lei si iscrive alla Democrazia Cristiana, diventa segretario di sezione, poi diventa dirigente organizzativo comunale, segue le campagne elettorali, praticamente lei si occupa di stabilire i contatti, i rapporti, quindi lei non compariva molto in questa fase, faceva tanto lavoro di partito.

R. Ma io non compaio, il mio carattere è tale … Ricordo sempre Silvio Testa, giornalista del Gazzettino, era mio collega alla ULS. Il mio lavoro era all’INAM prima e dopo alla ULS, una volta scherzosamente mi parlava, non so che dibattito ci fosse stato e mi lamentavo con lui “Silvio mio, ti scrivi de tuti ma no vedo mai che ti te ocupi de mi!” Mi ha guardato e mi ha detto “Tu non sei un personaggio!” Non è una cosa buttata lì, è vero! Bisogna essere personaggi, non ha importanza che tu abbia fatto …, io per esempio, andando di palo in frasca, nessuno sa che la firma dell’atto costitutivo della “banca degli occhi” è mia, presidenza mia, la Cardiologia l’ho portata io a Mestre! Un altro l’avrebbe strombazzato. Rama ci ha impiegato vent’anni per fare la fondazione della “banca degli occhi”, perché non aveva trovato la disponibilità … Con la mia presidenza ho smussato tutti gli angoli, ho trovato il meccanismo giusto e gliel’ho data, però nell’atto costitutivo c’è la firma del Presidente Pietro Coppola.

D. Diciamo che non sa vendersi tanto bene.

R. No, non è neanche il caso, poi le cose … Ripaga  la soddisfazione del consenso anche altrove. Questa è una battuta che mi sono annotata, perché corrisponde alla verità, non nel caso mio specifico, guarda oggi non occorre far bene, bisogna saper apparire! Credo che sia così, ci saranno anche i valori, non discuto.

D. Lei entra in Consiglio Comunale nel ’70 e nel ’71 ha anche la responsabilità di Assessore al Personale.

R. Sì, di Assessore al Personale e agli Affari Legali.

D. Non è che sia un Assessorato …

R. Non è …, è stato in piena bagarre.

D. E’ un ruolo un po’ ingrato.

R. A chi lo dice! Però credo di averlo svolto con dignità e fermezza e, soprattutto, aver recuperato tutto lo staff dirigenziale che si era un po’ allontanato di fronte alla contestazione e abbiamo fatto le riforme. Una cosa, parlando del Personale, che non sono riuscito a fare e che invece la conduzione moderna dei Comuni sta dimostrando essere stata valida. Io avevo proposto e il Segretario Generale allora era il dottor Rosario Cagliulo e fece il quesito alla Corte dei Conti che rispose non era possibile. Qual era il mio intendimento? Era di costituire non più di quattro o cinque servizi e questi capo servizio, che potevano essere l’ingegnere capo, l’avvocato civico, uno addetto agli Affari Generali e al Turismo,  all’Urbanistica, erano i quattro cardini, di estrapolarli dall’organico e poter costituire un contratto atipico per loro quattro, perché trovavo ingeneroso che il mio ingegnere capo, che doveva parlare con la grossa imprenditoria nazionale e internazionale, facesse la parte del “poareto”, perché cosa poteva guadagnare, i due milioni rispetto ai cinquanta che guadagnava nel privato, per poter avere una rappresentanza tecnica e professionale. E questa mi pare un’idea giusta oggi perché i consulenti, tutto lo scandalo dei consulenti, mi vuoi spiegare da dove viene fuori? Perché a un certo punto il Comune sente l’esigenza, non ha la forza tecnica di esprimersi all’esterno in modo confacente per reggere il confronto con i privati. Questa era un’idea così, forse abbastanza peregrina, ma la Corte dei Conti disse che non era possibile.

D. Lei è stato Assessore dal ’71 al ’75?

R. Sì.

D. Si è fatto tutto il mandato. Non stavate tante bene come finanze.

R. Boh, no …, come tutti.

D. Io avevo sentito che c’era una situazione di Bilancio abbastanza pesante, tanto che mi raccontavano che arrivavano gli ufficiali giudiziari a pignorare i lampadari nel ’75.

R. Questo particolare …

D. Mi dicevano che c’era un grande disordine di Bilancio, pochi soldi, poi coi Decreti Stammati …

R. Beh, era un fatto abbastanza comune alle amministrazioni.

D. Era una Giunta che non aveva grandi risorse.

R. Grandi risorse no, però a dire la verità che ci siano state difficoltà …, io non gestivo il Bilancio.

D. Pensavo ci fossero problemi con i fornitori …, era una situazione proprio pesante, c’era il rischio di non riuscire a pagare i dipendenti.

R. A che periodo si riferisce?

D. A ridosso del cambio di amministrazione. Poi Pellicani si è attivato molto a ottenere mutui, prestiti per sanare …, poi sono arrivati i Decreti Stammati. I finanziamenti della Legge Speciale sono partiti con una certa difficoltà, bisognava trovare il sistema per accedere ai fondi.

R. Probabile, non posso essere più preciso in questo perché la parte del Bilancio io la seguivo per quanto concerneva … Ho dovuto assorbire tutta l’imposta di consumo, è stata un’altra immissione in servizio non indifferente, avevamo il problema del San Lorenzo, abbiamo dovuto risolvere anche quello. Era definito “l’anticamera della morte” quella volta, abbiamo dovuto fare un intervento drastico e abbiamo sanato anche quella situazione.

D. Cos’era?

R. Era il cronicario il San Lorenzo, era diventato fatiscente, i particolari non li ricordo, avrei bisogno di un archivio che non ho, dico la verità. Il mio archivio è mnemonico, non sono di quei patiti …, e invece vedo che sarebbe stato utile, non ho conservato tanto.

D. I rapporti coi socialisti, vostri alleati di governo?

R. Umh, sa!

D. Scalpitavano.

R. Scalpitavano e … era un rapporto di amore-odio quello. Potrei dire che alcuni personaggi li ricordo con affetto, mi fa venire in mente Renato Nardi che era un gran cervello, però anche lui … Il partito era impersonato da Gianni De Michelis e il carattere di Gianni De Michelis è noto a tutti! Però devo dire che gli riconosco una dote, se tu tenevi testa nella trattativa ne prendeva atto e quindi l’impegno, non parlo dell’impegno politico generale, era affidabile. Dopo Nereo Laroni …, poi per me il partito socialista non ha rappresentato più un punto di riferimento, per noi era altrettanto valido il confronto diretto con Pellicani e quindi col PCI.

D. Il partito socialista era diviso al suo interno, c’era Rigo vicesindaco…

R. Mah, diciamo che Rigo ha fatto la sua parte, ha impresso quello che doveva imprimere lui alla Giunta, diciamo che la controprova è stata la tornata successiva dove lui era sindaco e vicesindaco Pellicani. Però il doge era Pellicani, per spendere una battuta di quei tempi. Il “doge rosso” era Pellicani, non era certo Rigo, con tutto il bene che voglio ad entrambi.

D. E il cambio delle alleanze dopo la vittoria elettorale del PCI alle amministrative del ’75, vi ha sorpreso, l’aveva sorpresa?

R. Bah, tutto sommato non è che avessimo la certezza che succedesse però era nel computo delle probabilità, altrimenti non saremo stati buoni politici se non l’avessimo previsto, però … La storia dirà se da parte dei socialisti è stata indovinata quella mossa. Le cose avrebbero potuto andare diversamente, poteva maturare un’altra situazione, come poi è maturata a livello nazionale.

D. Avevate contro Fanfani.

R. E’ venuto Fanfani a Venezia, quella volta però non è che ci abbia posto dei limiti operativi, di certo non il compromesso storico, nessuno lo pensava allora e i fatti non erano maturi.

D. Gli accordi politici di dicembre,  lei diceva che era stato un successo politico di Longo, a livello nazionale forse non sono stati molto graditi.

R. A livello nazionale i tempi sono maturati molto dopo. Venezia è sempre stato un punto di riferimento da sempre, dai tempi di Urbani, perché io faccio riferimento anche alla gerarchia ecclesiastica, credo che abbiamo rappresentato una vivace punta di avanguardia. Tenga presenta la mappa politica del Veneto, non si può dire che Venezia non sia di avanguardia rispetto a Treviso, Padova, Vicenza … Un po’ meno rispetto a Verona, dove c’era Gianni Fontana di Forze Nuove che lavorava già abbastanza, in definitiva questa è la realtà. Noi lo abbiamo fatto sulla nostra pelle!

D. Il sindaco Longo non era stato confermato capolista per la DC, quando ci sono state le elezioni nel ’75, Fanfani ha imposto Anselmo Boldrin come capolista, tanto che Longo non voleva neanche presentarsi.

R. Lei mi sta spiazzando, non mi ricordo.

D. C’era tutto nei giornali del periodo. Anselmo Boldrin era estraneo al vostro gruppo.

R. Era doroteo quella volta lì. Non voglio contraddirla ma questo passaggio …, deve essere stato molto sofferto! Non ricordo.

D. Ne ho anche parlato con Longo.

R. Venne anche Eugenio Gatto, successivamente.

D. Dopo il ’75?

R. Sì, alle comunali ma non come capolista.

D. Che rapporti avevate col nazionale, visto la posizione un po’ eccentrica?

R. Io sono stato molto lento ad approdare al livello provinciale, ho sempre seguito il comunale, quindi i rapporti col nazionale erano più al livello della segreteria provinciale, anche se con Alfeo Zanini io avevo un rapporto di amicizia e collaborazione, tra l’altro eravamo colleghi di ufficio, quindi avevo modo di sentirlo. A livello nazionale noi abbiamo sempre avuto il destino della forza di minoranza, anche se Donat Cattin in un certo momento ha messo fuori le unghie realmente e ha recitato una sua parte politica maturata attraverso il suo Ministero della Sanità che è stato condotto, come sappiamo, abbastanza validamente. Politicamente Forze Nuove ha inciso ai tempi del preambolo, fu Donat Cattin a far concludere il congresso con il famoso preambolo che poi ha aperto la strada a tutte le tappe successive, altrimenti i miei ricordi sono più proiettati alla funzione complessiva della corrente, più che a casi specifici. A me interessava più globalmente verificare cosa poteva darmi il partito, cosa potevo dare io al partito e quindi questa era la mia prospettiva. Dopo incidere a livello nazionale io personalmente non mi sono mai posto il problema, tant’è vero che la mia esperienza si esaurisce in ambito comunale.

D. Dopo lei viene candidato nuovamente come Consigliere e viene eletto, quindi c’è anche nel periodo ‘75-’80. A quale commissione partecipa?

R. Sempre Personale.

D. Aveva a che fare con Antonio Infante?

R. Eh, Antonino (Ridacchia), è stato il mio successore Antonio Infante.

D. Coi comunisti che rapporto …

R. Rapporti di reciproco rispetto, ricordo buoni rapporti con Artale e diciamo anche con Pellicani. Non c’è stato alcun momento di frizione, tranne una volta in cui mi ero reso conto che c’era un errore nel Bilancio, l’ho sottolineato, un errore che gli faceva saltare tutto il discorso politico ma insomma era un errore tecnico. Credo si sia assunto la responsabilità Domenico Crivellari, altro amico, tutto lì. Per il resto l’ho sempre considerato un amico di Venezia e un valido amministratore. Con lui e con tutta l’équipe perché dovessi fare tutti i nomi del gruppo comunista mi pare …

D. Nella prima tornata, ‘70-75, c’era Momi Federici in Consiglio la seconda volta  non c’è più perché la moglie, Lia Finzi, è Assessora,  per cui non si poteva …

R. Momi Federici è stato un altro personaggio importante.

D. Non mi ricordo più con chi parlavo di politici popolari, di grande seguito, e per la Democrazia Cristiana mi era stato indicato Alfeo Zanini, un uomo molto amato …

R. E’ stato per anni segretario provinciale poi era …, vorrei dire, perfino amato anche dagli avversari.

D. Ma che qualità aveva? Questo mi incuriosisce.

R. Aveva una grande qualità che era la sua voglia incredibile di mediare! Lui cercava magari una mediazione che puntava su valori etici, perché esprimeva una grande umanità e quando tu aggiungi al valore politica il valore umanità fai il binomio perfetto! Allora la gente capisce veramente cosa significa far politica perché io mi indispettisco quando vai in giro, quando partecipi a qualche dibattito, ancora oggi, badilate di fango ti vengono addosso. “Uh la politica!” Non capiscono che …, io sarò malato, ogni tanto mi dicono che sono malato …, la gente non capisce che ogni gesto, ogni nostro gesto è politica! Quando vado a comprare le melanzane compio un gesto politico se vado consapevolmente al mercato e so cosa devo comprare, e valuto il prezzo, considero … Buttare fango ci porta alla situazione attuale! Tu calcoli la visibilità dell’uomo e ti sfuggono i contenuti! Questa è la realtà.

D. Invece per quanto riguarda la parte comunista mi era stato indicato come una persona molto popolare …, come prima si diceva di quel giornalista, ogni politico ha il suo stile. Lei magari aveva lo stile della discrezione, dell’accordo ma senza comparire, è uno stile anche quello. Io sono affascinata dalle differenze individuali nel modo di far politica, i valori del partito sono comuni, anche della corrente o al gruppo di riferimento, mentre c’è lo stile che è legato all’individualità, al carattere. Prima si diceva di Alfeo Zanini del carisma dato dalla simpatia …

R. Oltre al grande intuito politico perché …

D. A cosa si riferisce quando parla di  intuito politico, nel caso specifico?

R. Se io ho un obiettivo da raggiungere so capire in anticipo la posizione della controparte, la interpreto, arricchisco la mia posizione del contributo che può darmi la controparte senza avvilire la mia. E quello è una capacità unica! E’ proprio l’antitesi di quello che faceva De Michelis, per fare un esempio antitetico, dall’altra parte. Nel campo comunista io ero sempre al di là di Momi Federici i cui interventi …, lo stesso Pellicani che in determinati momenti ha saputo esprimere tratti di umanità incredibili! Io ricordo la circostanza triste in cui morì Servello e lui fece una commemorazione indicando proprio lo stato d’animo di quest’uomo che è morto all’improvviso nell’adempimento del suo dovere, ma lo ha fatto con una delicatezza che non aveva niente da invidiare a una ispirazione quasi di fede! Quello è un intervento che ricorderò sempre perché ha toccato …, non è vero che la politica è senza anima, sa avere, dovrebbe avere anche l’anima! Dei comunisti ricordo sempre Paolo, Paolo Cacciari, anche quello uomo di grande valore, e Gianquinto negli ultimi anni.

D. Gianquinto mi era stato indicato come molto amato, dal popolo comunista ma non solo.

R. A un certo punto lui aveva capito che aveva finito il suo ciclo e quindi si confidava con me, poi quando morì mio padre mi è venuto a trovare personalmente perché lui era siciliano e ebbe delle parole veramente toccanti. Poi altri …, ho perso un po’, dovrei rileggermi i nomi. C’erano dei dibattiti incredibili, dopo c’è stato l’avvento dei repubblicani.

D. Mi ha proprio anticipato, c’era stato Casellati con voi in Giunta, è stato Assessore all’ecologia, è stata un’esperienza breve.

R. Sì, Casellati ma chi ha dato la svolta è stato Scano e Zorzetto. Zorzetto poi ha introdotto lo “sproloquio”, diciamo. All’inizio non eravamo abituati, questo parlava, parlava, parlava, però ha dato effettivamente dei contributi. (Fine lato B. Lato A, cassetta n.2) Un’altra cosa che mi è rimasta, devo dire la verità, la vita pubblica ha dato tante delusioni ma anche tante soddisfazioni, tornando al discorso di Mestre, io Zorzetto me lo sono trovato oppositore ma forse non fino in fondo, quando ho presentato il progetto dell’ospedale nuovo di Mestre.

D. Quando?

R. … deve essere stato nell’85, ero presidente dell’ULS di Mestre, Quarto d’Altino e Marcon.

D. Dall’85 in poi.

R. Tre anni mi pare, dopo i comunisti hanno puntato i piedi hanno voluto la presidenza. Il mio segretario provinciale graziosamente l’ha concessa, mi sono dimesso subito ed è subentrato a me un deputato …, no, non ricordo. Però ho fatto in tempo a presentare, oltre ad aver portato Cardiologia, aver istituito la “banca degli occhi”, ho presentato il progetto che era nella famosa area dei carpini, a Carpenedo. E lì è venuta la commissione nazionale per l’impatto ambientale, erano quindici persone, sono venute da Roma tutte, hanno visto il progetto, hanno visto l’allocazione, si sono compiaciuti, hanno detto “Questo sarà il più bell’ospedale d’Europa” in mezzo al verde, con le strade di comunicazione, c’era la Tangenziale, pareva non ci fossero più problemi, tutti d’accordo. E invece poi i Verdi, lo stesso Zorzetto, perché bisognava salvaguardare i carpini, un falso problema perché oggi l’area è ancora lì. Non so! Sarà un bellissimo parco, l’area è ancora lì. Io non ho mai capito perché i mestrini non si sono resi conto che in definitiva sono stati espropriati dell’ospedale perché l’ospedale è bello, sacrosanto, pilota in Europa, però sarebbe stato altrettanto bello l’ospedale in Mestre! Questa è una battaglia da me persa, anche perché il gioco di democrazia, l’importanza di maggioranza e di minoranza, si può perdere le battaglie nel senso che non hai il consenso, però di questo ospedale fatto a Zelarino non ho capito perché nessuna voce si sia levata in difesa dell’ospedale in Carpenedo. Forse perché era troppo in centro città, non lo so ma quella volta la motivazione era che “bisognava tutelare i carpini”, che io attualmente non vedo! Questa è una delusione di carattere personale che non influisce nella condizione generale.

D. E come ha lavorato la prima Giunta Rigo- Pellicani, che valutazione può dare lei che ha seguito i lavori?

R. Dico che probabilmente, avrà risanato il bilancio, se era da risanare, non lo so, però come fatti eclatanti non ne ricordo, dovrei rileggere le carte. Però mi pare hanno proseguito …, non ricordo più se si era riacceso il dibattito su Venezia, questo non lo ricordo. So che è subentrato Salzano all’Urbanistica, alcune scelte sono state fatte, per esempio l’edilizia popolare, hanno fatto le “case rosse”, tutte cose che sono state dibattute e sono state fatte. Hanno fatto anche l’edilizia scolastica, l’hanno portata avanti, però sul piano complessivo io credo non ci sia stata una inversione di tendenza, non c’è stata soluzione di continuità, quello che hanno fatto loro potevamo farlo noi, scusi la presunzione o forse non ricordo bene. Lei mi ha colto …, non ho avuto né voglia né tempo di tirar fuori le carte. Se ha qualche spunto lei da darmi. Cosa le interessava?

D. Mi interessava dal  punto di vista dell’opposizione quella esperienza amministrativa, il Bilancio e complessivamente le attività. Le persone che ci avevano lavorato hanno sottolineato la qualità e la quantità degli interventi relativamente all’edilizia scolastica, ai servizi alla persona, i nidi, i consultori. C’era stata poi una stagione di riforme a livello nazionale, quindi la creazione delle ULS, sono stati chiusi degli ospedale, l’OMNI, bisognava  riqualificare il personale, risolvere dei problemi non da poco. Dopo quello che mi aveva colpito di quel periodo, dando anche un’occhiata alla stampa, il Gazzettino che aveva un’impostazione critica anche nei vostri confronti, Giunta Longo, con “l’angolo del degrado” … (Ridiamo)

R. Sì, famoso! La fotografia, dove andavano a tirarle fuori! Anche quella l’abbiamo superata, ancora prima c’era stata la diatriba con Montanelli che ci definì …, non so, Longo gliene avrà parlato.

D. C’era stata quella grossa campagna, poi  Italia Nostra tra cui c’era il gruppo dei repubblicani. Mi aveva divertito “l’angolo del degrado” …

R. Era una persecuzione! Non ricordo più da chi era diretto o ispirato il Gazzettino, è stata sempre una spina nel fianco.

D. Le dicevo che c’era stata tanta aspettativa  nei confronti di questo cambio di amministrazione, ci sono state delle feste spontanee quando il PCI vinse, è stato un momento politico molto intenso.

R. Indubbiamente questo era il frutto del modo di presentare il programma e del carisma che avevano determinati personaggi, bagno di folla come c’era a quei tempi. Pellicani rappresentava realmente il personaggio, io ricordo dei comizi in piazza che erano seguiti, partecipati. Dopo la meteora, anche lì si è affievolita, assorbito dagli impegni romani, perché anche quello è importante. Avere l’aggancio diretto con il governo o con Roma rende più facile percorrere la via a livello amministrativo. Pellicani è un personaggio che aveva entrature a livello nazionale e internazionale, è inutile nasconderlo.

D. Aveva avuto il “conforto” anche da parlamentari democristiani, Rocelli ad esempio.

R. Rocelli soprattutto, relatore della Legge Speciale.

D. Infatti andavano a Roma insieme. Rocelli lo incontro giovedì.

R. Rocelli è un personaggio che le potrà essere molto esaustivo.

D. E’ anche molto affettuoso, molto umano …

R. Lui è la memoria storica perché quando giro con lui per Venezia, è mio intimo amico, è una cosa incredibile! Vede una persona e sa tutto, tutto! Persona conosciuta naturalmente, sa ricordare i particolari, quindi le sarà molto utile. Poi sulla Legge Speciale lui è stato relatore, due, tre volte.

D. Poi si è occupato molto del porto, credo.

R. Sì, sì. A pensarci prima lo potevo far venire qui, così faceva …

D. Preferisco interviste individuali …

R. Sarebbe stato un dibattito a tre. Rocelli è veramente valido, anzi approfitto, la prego di salutarlo.

D. Certo che glielo saluto! Dopo l’80 cosa fa? Continua l’attività politica?

R. Sì, come dicevo dopo sono stato presidente della ULS, mi sono candidato alle regionali, dove credo di aver avuto il più grosso consenso a Venezia, credo di aver avuto dodicimila voti, ho staccato tutti e sono caduto in provincia. San Michele al Tagliamento ha votato Tomaz, perché Forze Nuove ha avuto la dabbenaggine di presentare due candidati. Tomaz che era il Consigliere uscente, Coppola che era alla prima esperienza. Quella volta sono rimasto …, tanto che il telegiornale mi dava già per eletto e invece la zona del portogruarese, San Michele al Tagliamento ha votato Tomaz, mi sono mancati duecentocinquanta voti! Beh, è una competizione anche quella!

D. E dopo?

R. Niente, ho continuato in partito, sono andato in direzione regionale, ho vissuto il trapasso della DC attraverso le mani di Rosi Bindi. La DC è stata commissariata quando era segretario regionale Falcier, e questa si è presentata …, beh non discuto su …, però ha fatto fuori i dirigenti della DC con un colpo, avrà fatto anche bene, i tempi lo richiedevano. Dopo ho fatto il presidente dell’aeroporto.

D. Dopo Pellicani?

R. Prima di Pellicani, nel ’91 al ’94.

D. E poi Pellicani dal ’94 al 2005 quando è stato sostituito da …

R. Marchi.

D. Quello che c’è adesso.

R. Questa è un’altra cosa. (Ridacchia) Quando sono stato nominato io la raccomandazione che mi hanno fatto tutti era “Mi raccomando, la maggioranza deve restare pubblica, perché è una questione di principio!” E dopo di che, non ho capito bene, forse la situazione dei privati alleati con la Regione ha fatto sì…, fatto sta che oggi l’aeroporto … è quello che è, per l’amor di Dio. Io però ho avuto la soddisfazione di tagliare per primo i due milioni di passeggeri, c’era stato un incremento notevole in quegli anni. La mia funzione pubblica lì si esaurisce e sono tornato a fare il nonno a tempo pieno.

D. Ha concluso nel ’94. Poi c’è stata il terremoto politico, la dissoluzione della DC.

R. Non me la sono più sentita, non era più casa mia.

D. E’ iscritto …

R. No, non sono iscritto a nessun partito …, però adesso le confesso in anteprima un peccato (Ridiamo), qui a Meolo c’è Oliviero Pillon che è stato presidente della Provincia con i socialisti, “a temporibus illis”, ha fatto una lista civica per le comunali e, poveretto solo soletto, mi ha detto “Piero ti mi vien a dar ‘na man!” e mi ha inserito nella lista civica, sportivamente, anche per agitare, scuotere questo paese che sta crescendo. Quarto d’Altino ha esaurito la sua funzione di assorbimento dell’hinterland residenziale e sta scaricando qua. Quindi se l’amministrazione non è pronta a svegliarsi, anche a interpretare questa nuova cultura turistica. Qui la trasformazione da cultura contadina a cultura industriale non si è ancora manifestata, anche se c’è una bella zona industriale. Se lei si occupa di giornalismo, di inchiesta, potrebbe andarla a visitare, ci sono tante belle zone industriali! Siamo ancora in provincia di Venezia ma a Roncade siamo già a Treviso ed è pieno di aziende. Possiamo ritenere conclusa …

D. Volevo chiederle un’ultima cosa …, relativamente al terrorismo. Lei era Consigliere Comunale quando è stato ucciso Moro, come aveva interpretato soprattutto il momento del rapimento di Moro?

R. La notizia mi è arrivata che io ero in ufficio a Piazzale Roma e arrivata la notizia …, come se mi avessero buttato una tegola in testa! E c’era smarrimento, non capivamo quali erano le motivazioni, capivamo soltanto che c’era il tentativo di far arretrare una linea politica, alla quale noi cominciavamo a credere, oltretutto, anche se non ne eravamo stati gli artefici, perché in definitiva ancora non si sa come è maturato. L’iter politico è abbastanza chiaro, l’obiettivo finale era altrettanto chiaro, non sappiamo e nessuno ha scoperto quali potessero essere gli intrecci per far scatenare il braccio rivoluzionario armato delle Brigate rosse! Resta tuttora una fase storica oscura, per me ancora oscura. Tante cose dette, tante cose smentite, tanti processi fatti …, credo che la storia potrebbe riservarci anche qualche ulteriore sorpresa! La parola fine credo non sia giusto metterla sulla vicenda Moro. A me piacerebbe che, al di là di quello che è stato fatto, dei servizi giornalistici ecc., mi manca ancora una risposta plausibile.

D. Non è convinto del quadro che è stato delineato dai mezzi di informazione?

R. Mi manca proprio il perché, “cui prodest?”, perché l’hanno fatto?

D. Lei si ricorda qual è stato il primo pensiero che ha avuto alla notizia che Moro era stato rapito?

R. Sì, io ho pensato che il Paese fosse in pericolo!

D. Aveva paura per la tenuta democratica del Paese.

R. Esatto.

D. Questa era una preoccupazione che avevano anche i comunisti in quel periodo. E’ stato fatto uno sciopero generale.

R. Io avevo paura che non …, tenesse! Non vedevo una indicazione ferma, c’era soltanto “Non dobbiamo cedere al …”, però in fin dei conti, attraverso mille rivoli si sa che il contatto c’era! E allora?!

D. Per esempio per Ciro Cirillo si è trattato.

R. Questo potrà dirlo la storia. In ogni caso è stata una prova superata democraticamente e non sono convinto che le risposte date possano aver tacitato il senso di responsabilità di tutti. Per quanto mi riguarda l’azione dello Stato mi è parsa adeguata, come risposta, la preoccupazione che avevo avuto si è dissolta, resta l’enigma del perché. Anche le condanne, possibile, pentiti o non pentiti, date una risposta storica, credibile e questa non c’è stata!

D. Lei dice non è stata elaborata politicamente …

R. Non è stata elaborata politicamente né prima né dopo, perché se prima è da mettersi le mani nei capelli! “Siamo stati colti di sorpresa!”, mettiamola così. La mia reazione personale in quel momento …, ho temuto veramente per la tenuta della democrazia!

D. Nel senso di una evoluzione in senso antidemocratico?

R. Sì.

D. Da destra o da sinistra?

R. E chi lo sa?! Questo non riesco a capire. Lei dove le colloca le Brigate rosse? Nel movimento anarchico?

D. Mi chiedevo se lei temeva una involuzione democratica di impronta cilena o …

R. Extrasinistra.

D. Una situazione rivoluzionaria?

R. Eh sì, dopo di che la tranquillità mi è venuta dalla posizione del PCI, è stato uno dei momenti in cui il PCI si è posto come garante della democrazia, parliamo chiaro. Sulla mia forza politica non avevo dubbi, ma è stato confortante quello lì!

D. Sono anni in cui ci sono terribili attentati, la Banca dell’Agricoltura, Brescia, gli attentati ai treni, Bologna.

R. Sono passato col treno in galleria due giorni dopo …, straziante. Sono oggetto di dibattito politico ma ancor oggi non hanno soluzione politica, non credo ci siano i presupposti per dare una soluzione politica. Non sono convinto! Abbiamo finito?

D. Sì, abbiamo finito, grazie è stato molto gentile.

R. Spero sia stato utile …

D. Sì, sì, l’ho trovato molto interessante.

Intervista e trascrizione a cura di Maria Luciana Granzotto

    La Fondazione Gianni Pellicani è una fondazione di cultura politica inaugurata nel 2007. Si propone di favorire la crescita culturale, sociale e politica della collettività, nonché di stimolare la formazione del pensiero politico e l’evoluzione delle tecniche di gestione della cosa pubblica.
    Il suo piano di attività si articola in tre ambiti: l’accrescimento e la diffusione della cultura politica, l’analisi delle trasformazioni contemporanee della città di Venezia, lo studio della storia politico-amministrativa del Comune di Venezia a partire dal secondo dopoguerra.